Luigi Bettazzi: magistero ed esempio di un pastore di pace, da Ivrea al mondo
IMPORTANTE CONVEGNO SABATO SCORSO PER RICORDARNE LA TESTIMONIANZA
da “Il Risveglio Popolare” del 17 aprile 2025
di Luisa Marucco
IVREA – “Luigi Bettazzi pastore di pace. Dal Concilio a Ivrea al mondo” è il titolo del convegno che si è svolto all’Oratorio San Giuseppe sabato 12 aprile, a meno di due anni dalla scomparsa del vescovo Bettazzi.
Questa importante iniziativa è stata promossa dall’Asac (Associazione di Storia e Arte Canavesana) su suggerimento di Pino Fragiacomo, già direttore della Biblioteca civica di Ivrea e direttore per tanti anni dell’Università della Terza Età; suggerimento accolto da Tiziano Passera, presidente dell’Asac, il quale si è avvalso della collaborazione scientifica di Dora Marucco, docente di Storia delle Istituzioni Politiche all’Università di Torino.
Ad aprire e concludere i lavori sono state proiettate due videointerviste, realizzate a distanza di molti anni: la prima, a cura di Passera, risale al 2003 per l’ottantesimo compleanno di Bettazzi; l’altra raccolta nel 2014 dal dirigente della Cisl torinese Giovanni Avonto, allora anche presidente della Fondazione “Nocentini”. A portare il saluto delle istituzioni (religiose e civili) si sono avvicendati il vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera, il sindaco eporediese Matteo Chiantore e una delegazione di sindaci di altri Comuni canavesani (Albiano, Bollengo, Caluso, Rivarolo) che, con Ivrea, hanno offerto il patrocinio all’iniziativa contribuendo alle spese dell’organizzazione.
Hanno voluto assicurare la loro adesione anche monsignor Roberto Farinella, vescovo di Biella, impossibilitato a intervenire, e il vescovo emerito di Pinerolo (e già vicario generale di monsignor Bettazzi) monsignor Pier Giorgio Debernardi, presente in sala. Tre relatori, studiosi e docenti universitari, hanno affrontato aspetti peculiari della figura e dell’opera pastorale di Bettazzi.
Daniele Menozzi, professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, ha trattato il tema “Chiesa e società nell’itinerario di Luigi Bettazzi”. Il docente ha ripercorso gli anni e i caratteri della formazione di Bettazzi ispirati all’ideologia intransigente, sottolineando l’importanza del suo incontro con il cardinal Giacomo Lercaro che gli affidò la responsabilità della Fuci bolognese. Da quell’esperienza, completata con l’incontro e con l’amicizia con monsignor Franco Costa, nacque il progetto di una nuova cristianità secondo la visione di Jacques Maritain.
La partecipazione al Concilio Vaticano II favorì il processo di autonomia dal cardinal Lercaro e l’adesione alla proposta della “Chiesa dei poveri”, che divenne operativa con il cosiddetto Patto delle catacombe. Sarà il cardinal Lercaro a favorire la promozione di Bettazzi a vescovo di Ivrea, dove egli avvierà subito la realizzazione delle indicazioni conciliari.
Il principio ispiratore del magistero episcopale di Bettazzi da quel momento divenne: “la società è cristiana non quando le strutture della Chiesa godono di maggiore libertà e di maggiori privilegi, ma quando ogni uomo è veramente tenuto in conto, aiutato, servito”.
Francesca Perugi, collaboratrice dell’Università Cattolica di Milano, ha affrontato il tema “Fede, politica ed economia. Le lettere aperte di Luigi Bettazzi”. Il vescovo scelse questo genere letterario per chiedere una maggiore giustizia sociale. Ovviamente la più nota è quella indirizzata al segretario del Pci Enrico Berlinguer, che ebbe da lui risposta un anno dopo. Ad esprimere apprezzamento per l’iniziativa furono soltanto i gesuiti, mentre la Cei ne trasse spunto per ribadire l’incompatibilità tra cristianesimo e marxismo. Le lettere aperte sono state numerose: manca però finora un adeguato approfondimento sia della scelta dei destinatari sia dei contenuti delle lettere stesse.
Massimo De Giuseppe, professore di Storia contemporanea all’Università Iulm di Milano, ha fatto oggetto della sua relazione “Monsignor Bettazzi e l’impegno per la pace e i diritti umani in Centro America”. Nel corso degli anni ‘70 Bettazzi si recò più volte in America Latina. In quel periodo, anche a seguito di trasformazioni e rivolgimenti politici in atto in diversi Paesi di quel continente, ci fu un ripensamento della tradizione missionaria di molte congregazioni religiose.
Bettazzi, divenuto nel 1978 presidente internazionale di Pax Christi, ricevette varie denunce sul clima di violenza presente in molti Paesi dell’America Latina, che colpiva i suoi interlocutori e amici come il cardinal Oscar Romero e l’attivista per i diritti civili Marianella Garcia Villas: il relatore, a tal proposito, ha fatto riferimento al carteggio tra Bettazzi e la stessa Garcia Villas.
Come è noto il suo impegno in America Latina provocò tensioni con papa Giovanni Paolo II, che si attenuarono anche grazie a una paziente opera di dialogo condotta da Bettazzi, di cui poi sarà frutto la visita di Papa Wojtyla nel 2000 ad Ivrea.
Particolarmente importanti sono state le testimonianze di coloro che sono stato collaboratori del vescovo Bettazzi, a cominciare soprattutto da quella del cardinal Arrigo Miglio, per 12 anni vicario generale della Diocesi di Ivrea. Sarà poi nominato suo successore (dopo essere stato a Iglesias) quando Bettazzi lascerà l’incarico per raggiunti limiti di età, e successivamente diverrà arcivescovo di Cagliari. A lui era affidato il tema “La diocesi di Ivrea prima e dopo il vescovo Bettazzi”. Con molta franchezza, il cardinal Miglio ha accennato a un rapporto complesso e insieme dialettico tra lui e il suo “superiore”, di cui è in qualche modo emblema il diverso punto di riferimento scelto da ognuno di loro tra le costituzioni conciliari: Lumen gentium per Miglio e Gaudium et spes per Bettazzi. Come ha sottolineato il cardinale, l’impegno di Bettazzi in Pax Christi non coinvolse soltanto lui, ma fece vivere una stagione nuova e diversa all’intera diocesi.
Fratel Enzo Bianchi, già fondatore e priore della Comunità monastica di Bose, e in tempi recenti fondatore della Comunità di accoglienza La Madia, impegnato sul tema “Spiritualità, ecumenismo e prassi in Luigi Bettazzi”, ha voluto testimoniare, in particolare, l’opera di conciliazione esercitata da Bettazzi nei confronti di tutte le tensioni aperte: a cominciare da quella che l’accolse all’arrivo a Ivrea, con la creazione della Comunità scismatica ortodossa di Montalto Dora. Poichè non si era trattato di un fatto inedito (ma gli altri non riguardavano la sua diocesi), Bettazzi riuscì a ricomporre il conflitto. Una linea, quella della conciliazione, che ha poi sempre, tenacemente seguito; e fin sul letto di morte ha raccomandato l’importanza della pacificazione.
Due personalità significative della Diocesi di Ivrea hanno offerto ulteriori spunti di riflessione tratti dalla loro esperienza personale. Monsignor Silvio Faga, già vicario generale, chiamato a parlare de “La carne di Dio secondo Bettazzi”, rifacendosi ad alcuni dei suoi primi libri (tra cui, appunto, “La carne di Dio”) ha ribadito la centralità dell’invito del vescovo, a tutti, di restare umani e, per i preti e per i vescovi, a “farsi uomo”.
Il canonico Piero Agrano, già direttore de Il Risveglio Popolare e già parroco di San Lorenzo, sul tema “Bettazzi vescovo del dialogo con le varie culture” ha ricordato che egli gli affidava il compito di rivedere le sue pubblicazioni, compito che risultava impegnativo poiché scriveva moltissimo e pubblicava almeno un libro all’anno. Agrano ha voluto ricordare anche la lettera indirizzata alle donne scritta per l’8 marzo del 1989: di particolare interesse perchè ancora oggi, a distanza di oltre 35 anni, risulta di stretta attualità. E ha accennato ai viaggi fatti insieme in America Latina, in Vietnam e in Thailandia, in cui vennero in contatto con le comunità buddiste e con la realtà di tante religioni diverse.
Molto attesa è stata la testimonianza di Giuliana Bonino, che ha collaborato con Bettazzi soprattutto nell’attività di Pax Christi, di cui è stata segretaria e vicepresidente nazionale, e per il quale movimento continua il suo impegno. Ha ricordato gli interventi più importanti dell’attività del vescovo per Pax Christi, facendo riferimento ai documenti presenti nell’archivio dell’istituzione e in quello privato di Bettazzi, attualmente in fase di ridordino.
Un intervento particolarmente gradito è stato quello del cardinale Matteo Maria Zuppi, vescovo di Bologna e presidente della Cei che, nel suo videomessaggio, ha tratteggiato la figura umana di Bettazzi attraverso la partecipazione attiva alla vita della Cei stessa, cui in diverse occasioni non ha risparmiato la propria vis polemica.
Gli atti del convegno, come ha assicurato il presidente Tiziano Passera, saranno in un prossimo futuro pubblicati nel Bollettino dell’Asac.